IL TEMPO PROFONDO
IL TEMPO PROFONDO
da Stenone a Darwin
Quando parliamo della teoria darwiniana, spesso trascuriamo di pensare a un ingrediente senza il quale non si ha ‘origine delle specie per selezione naturale’. Tale fattore dell’evoluzione fu conosciuto in modo graduale durante la seconda metà del diciottesimo secolo e negli anni della formazione naturalistica di Darwin. Alla scoperta si giunse per opera di più generazioni di filosofi naturali prima, geologi poi, attraverso un processo conoscitivo che cambiò radicalmente il modo con cui gli “scienziati” si rapportavano alla storia della Terra e con questo al modo di interpretare le verità rivelate dai libri della Bibbia. La scoperta non fu fatta grazie a nuove tecnologie come il cannocchiale o il microscopio, perché gli strumenti necessari erano disponibili da tempi remoti. Questi strumenti sono le rocce e i fossili e il fattore dell’evoluzione necessario a Darwin per rendere operativa la selezione naturale, il tempo. Il senso di smarrimento con cui ognuno si affaccia su quello che fu definito “oscuro abisso” del tempo geologico, ci porta a guardare con ammirazione questo periodo storico e il naturalista più importante della storia, di cui festeggiamo nel 2009 il bicentenario della nascita. Chi lavorò prima di Darwin a realizzare la rivoluzionaria scoperta della storia della Terra? Quali argomenti utilizzò per convincere gli altri addetti ai lavori?
Per i filosofi naturali del diciassettesimo secolo il tempo a disposizione per pensare la storia pre-umana era di pochissime migliaia di anni, una misura accessibile quando l’uomo era la misura di tutte le cose. Poi il tempo così concepito divenne insufficiente a spiegare lo spessore e la complessità degli strati e la progressiva estraneità delle forme organiche fossili rispetto alle viventi.
Tra i protagonisti della rivoluzione: il pensiero geometrico di Stenone applicato al territorio toscano e le geoteorie visionarie di Athanasius Kircher e Thomas Burnet; le collezioni di John Woodward e i dilemmi sulle origini di Newton e Leibniz; il tempo ciclico e infinito di Hutton e quello ordinato e finito di Buffon; la toscana di Targioni Tozzetti e Arduino e la sua riscoperta in Brocchi, Brongniart e Lyell; le carte di Smith e gli spaccati geologici di Webster; l’agenda di Saussure e quella di Cuvier; il ruolo del diluvio per Buckland e quello del ghiaccio per Agassiz. In altre parole, la nascita della geologia, che attraverso un intreccio sorprendente di pensatori, osservazioni, scritti e contingenze aprì la strada a Darwin, permettendo a quelli della sua generazione, Lyell in testa, di concepire un’età della terra misurabile in milioni di anni. Fondamenta senza le quali non avremmo potuto concepire una teoria dell’evoluzione per selezione naturale.
Il Museo di Storia Naturale e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze propongono un percorso ideale attraverso un convegno e un’escursione guidati da alcuni esperti. Partendo da Stenone e l’Accademia del Cimento nella Firenze del Granduca Ferdinando II, il percorso conduce al viaggio del Beagle e al pensiero del giovane geologo di Down House. L’escursione porterà ad alcuni importanti siti siti geostorici della Toscana. Filo conduttore la geologia: rocce e fossili come unica e preziosa chiave per ricostruire la storia profonda. Dove la storia della scienza non appassiona meno della realtà geostorica che si viene dischiudendo, entrambe piene di eventi che non cessano di coinvolgerci oggi.
Tra gli accompagnatori alcuni studiosi e divulgatori della storia della geologia e dell’opera di Darwin, Alan Cutler, Paolo Rossi e Niles Eldredge, uno dei massimi geologi del sedimentario, Emiliano Mutti e uno studioso di geologia e paleontologia della Toscana, Stefano Dominici.
“The periods which to our narrow apprehension, and compared with our ephemeral existence, appear of incalculable duration, are in all probability but trifles in the calendar of nature. It is Geology that, above all other sciences, makes us acquainted with this important, though humiliating fact. Every step we take in its pursuit forces us to make almost unlimited drafts upon antiquity. The leading idea which is present in all our researches, and which accompanies every fresh observation, the sound of which to the ear of the student of Nature seems continually echoed from every part of her works, is—
Time!—Time!—Time!”
George Poulett Scrope (1826)
“From being accostumed to look at the world under a geological point of view [...] I view [...] the whole existing Fauna & Flora as a mere fragment”
Charles Darwin a Hewett Cottrell Watson (1855)
“I think geologists are more converted than simple naturalists because more accustomed to reasoning”
Charles Darwin a Alfred Russel Wallace (1860)
L’ingrediente dimenticato
Rocce, fossili e pensieri nel lungo processo di scoperta della storia della Terra.
Con il contributo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca